Il tuo 5x1000 non ti costa nulla
Firma nel riquadro Enti del Terzo Settore (RUNTS) del modello 730 o Redditi PF e indica il nostro codice fiscale.
Codice fiscale 97010940175

Domande più frequenti

Il cross-linking corneale (CXL) è una procedura ambulatoriale che utilizza la riboflavina — la vitamina B2 — e la luce ultravioletta di tipo A per creare nuovi legami tra le fibre di collagene della cornea, rendendola più rigida e resistente alla deformazione.

Il punto centrale è questo: il cross-linking non restituisce la vista già persa, ma ferma la progressione del cheratocono. Non è un intervento per vedere meglio, è un intervento per non peggiorare. Chi porta lenti a contatto continuerà con ogni probabilità a portarle anche dopo.

È oggi il trattamento di prima scelta quando la malattia è in progressione, con un'efficacia confermata da studi con oltre quindici anni di follow-up, sia negli adulti sia in età pediatrica. Da quando è entrato nella pratica clinica, i registri mostrano una riduzione dei trapianti di cornea eseguiti per cheratocono.

Nelle schede che seguono le domande che ci vengono poste più spesso.

Quando è indicato il cross-linking: under 18 e over 18

Il cross-linking si esegue quando il cheratocono è in progressione, ma le indicazioni di consenso più recenti (giugno 2024) distinguono due percorsi a seconda dell'età.

Under 18: si tratta al momento della diagnosi, senza attendere di documentare una progressione. In età evolutiva la malattia progredisce quasi sempre, e spesso rapidamente: aspettare la prova del peggioramento significa arrivare al trattamento con una cornea già più compromessa.

Over 18: si tratta solo se la progressione è accertata. Nel frattempo si segue un calendario di controlli programmati: ogni 4-6 mesi nel primo anno, poi annuali, con visita immediata se la vista cambia.

Servono in ogni caso uno spessore corneale sufficiente — indicativamente almeno 400 micron nel punto più sottile per il protocollo standard — e una cornea trasparente, priva di cicatrici centrali significative.

Indicazioni generali: ogni caso va valutato individualmente con il proprio oculista.

Come si misura davvero la progressione

Non è sufficiente guardare il solo indice Kmax, cioè la curvatura massima: è un parametro sensibile alla variabilità di misurazione e da solo può portare a conclusioni sbagliate, in entrambe le direzioni.

Va affiancato ad altri indicatori, in particolare il sistema ABC(D), che valuta insieme la curvatura anteriore (A), quella posteriore (B), lo spessore corneale nel punto più sottile (C) e la funzione visiva (D).

Per lo stesso motivo i controlli andrebbero eseguiti, quando possibile, con la stessa strumentazione e presso lo stesso centro: solo esami confrontabili permettono di riconoscere una progressione reale.

Una precisazione utile a chi si è sentito dire di no: esistono protocolli sviluppati specificamente per cornee sottili, sotto la soglia dei 400 micron, che rendono trattabili casi in passato esclusi.

Come si svolge la procedura e cos'è la rimozione dell'epitelio

Il trattamento si esegue in ambulatorio, senza ricovero, e riguarda un occhio per volta. Le fasi del protocollo standard (epi-off) sono cinque:

  1. collirio anestetico: la procedura non è dolorosa mentre viene eseguita;
  2. rimozione dell'epitelio superficiale, su un'area di 8-9 millimetri;
  3. instillazione della riboflavina, ripetuta per circa trenta minuti;
  4. esposizione alla luce UVA, per circa trenta minuti nel protocollo classico o per tempi più brevi in quelli accelerati;
  5. applicazione di una lente a contatto terapeutica, che protegge la cornea nei giorni della guarigione.

La rimozione dell'epitelio è l'asportazione meccanica dello strato di cellule che riveste la superficie della cornea. È una manovra semplice e per nulla dolorosa, eseguita in anestesia topica e praticata di routine anche prima di altri interventi corneali con laser ad eccimeri, come PRK e PTK. Serve a far penetrare la riboflavina nello stroma. L'epitelio si rigenera spontaneamente in tre-cinque giorni.

È doloroso? Cosa aspettarsi nei giorni successivi

Durante la procedura non si avverte dolore, grazie all'anestesia topica.

I giorni successivi sono la parte più impegnativa del percorso, ed è giusto saperlo in anticipo. Per tre-cinque giorni, fino alla rigenerazione dell'epitelio, sono frequenti fastidio, bruciore, sensazione di corpo estraneo, lacrimazione e fotofobia. La terapia prevede colliri antibiotici, antinfiammatori e lacrime artificiali, ed eventualmente antidolorifici per bocca. Il picco è in genere nelle prime 48 ore.

Consigli pratici: occhiali da sole a portata di mano anche in casa, poco uso di schermi, evitare di guidare, non strofinare l'occhio in nessun caso, rispettare orari e dosaggi dei colliri, non rimuovere la lente terapeutica (la toglie il medico al controllo) e prevedere qualche giorno di riposo.

Contattare subito il centro in caso di dolore intenso che aumenta invece di diminuire, secrezione o calo improvviso della vista.

Quali risultati aspettarsi, e in quanto tempo

Il recupero richiede pazienza. Nelle prime settimane e nei primi mesi la visione può fluttuare, a volte peggiorando temporaneamente rispetto a prima del trattamento: è un andamento previsto, legato al rimodellamento della cornea, e non indica un fallimento. L'effetto stabilizzante si consolida in sei-dodici mesi.

In una parte dei pazienti si osserva anche un modesto miglioramento della curvatura, ma è un vantaggio aggiuntivo, non l'obiettivo: l'obiettivo è la stabilità.

Potrò smettere di portare le lenti? Nella maggior parte dei casi no. Il cross-linking ferma la progressione ma non raddrizza la cornea, quindi la correzione ottica resta necessaria — spesso con parametri da rivedere a distanza di qualche mese. Il beneficio reale è mantenere nel tempo la possibilità di essere corretti con una lente, evitando di arrivare a uno stadio in cui nessuna lente è più applicabile.

Il follow-up prosegue con controlli topografici periodici.

Riboflavina e raggi UVA: come agiscono e sono sicuri?

La riboflavina, cioè la vitamina B2, non è un semplice veicolo: svolge tre funzioni insieme. Assorbe la radiazione UVA innescando la reazione fotochimica; genera le specie reattive dell'ossigeno che formano i nuovi legami tra le fibre di collagene, il "reticolo" che dà il nome alla procedura; e funziona da schermo, impedendo alla radiazione di raggiungere gli strati profondi dell'occhio.

È quest'ultimo ruolo a rispondere alla preoccupazione più diffusa, quella sui raggi ultravioletti. I parametri del trattamento sono calcolati per restare sotto le soglie di danno: gli studi sperimentali e la pratica clinica non hanno evidenziato, con i parametri corretti, cataratta né danni a retina o endotelio.

Questa sicurezza dipende però dal rispetto rigoroso dei parametri tecnici: taratura e verifica dello strumento, valutazione preoperatoria accurata, corretta indicazione al trattamento. È anche il motivo per cui lo spessore corneale minimo è un requisito così rigido.

L'indurimento della cornea può essere eccessivo o complicare un trapianto?

L'aumento di rigidità è controllato e limitato allo stroma anteriore: non si tratta di trasformare la cornea in una struttura rigida, ma di riportarla verso una resistenza biomeccanica più vicina alla norma.

La minore rigidità nel cheratocono deriva da un'alterazione della matrice prodotta dai cheratociti, le cellule dello stroma. La cornea è un tessuto vivo e in continuo rinnovamento: il rimodellamento successivo può, in una minoranza di casi, rendere necessario un secondo trattamento a distanza di tempo.

Quanto al futuro: il cross-linking non complica un eventuale trapianto di cornea, non induce condizioni sfavorevoli all'intervento né riduce le prospettive di recupero visivo. Lo stesso vale per le altre procedure che possono rendersi necessarie, come gli anelli intrastromali. Al contrario, stabilizzando la malattia riduce la probabilità di doverle percorrere.

Complicazioni e profilo di sicurezza

Il cross-linking ha un profilo di sicurezza molto buono, ma come ogni procedura non è privo di rischi.

L'evento più comune è un'opacità transitoria dello stroma, chiamata haze, che si risolve in genere in alcuni mesi e raramente incide sul risultato finale. Nei primi giorni sono frequenti dolore e fotofobia, e un ritardo nella riepitelizzazione può allungare i tempi di recupero. Le infezioni corneali sono rarissime, ma rappresentano la complicanza potenzialmente seria: è la ragione per cui terapia antibiotica e norme igieniche vanno rispettate scrupolosamente.

In una quota di pazienti stimata attorno al 10-15% si osserva una progressione nonostante il trattamento, che può richiedere un secondo cross-linking.

Contattare urgentemente il centro in caso di dolore che aumenta, secrezione, arrossamento marcato o calo improvviso della vista: un'infezione riconosciuta precocemente ha una prognosi molto diversa da una trascurata.

Epi-on, protocolli accelerati e tecniche combinate

Il cross-linking transepiteliale (epi-on) mantiene l'epitelio intatto: è meno fastidioso, la guarigione è più rapida e il rischio infettivo inferiore. Il limite storico delle prime generazioni è stata un'efficacia mediamente minore, dovuta alla minore penetrazione della riboflavina.

I protocolli accelerati riducono i tempi di esposizione aumentando l'intensità, a parità di energia somministrata.

Su queste basi si sono sviluppate le tecniche più recenti: i protocolli epi-on con supplementazione di ossigeno del gruppo del prof. Farhad Hafezi (ELZA Institute), presentati al World Keratoconus Congress di Firenze nel 2026; i protocolli accelerati personalizzati e pachimetria-guidati del prof. Cosimo Mazzotta (Università di Siena); il cross-linking customizzato, che concentra l'irradiazione sull'area del cono.

In casi selezionati il trattamento si combina con anelli intrastromali o con laser di superficie personalizzato, per unire stabilizzazione e miglioramento visivo.

Campo in rapida evoluzione: la disponibilità dei protocolli varia da centro a centro. Aggiornato ad agosto 2026.

Si può fare nei bambini e negli adolescenti?

Sì. In età pediatrica il cheratocono progredisce più rapidamente e in modo più aggressivo che negli adulti: è il motivo per cui negli under 18 il trattamento è raccomandato già al momento della diagnosi.

Efficacia e sicurezza sono sovrapponibili a quelle dell'adulto. Le differenze pratiche riguardano l'organizzazione: in bambini piccoli o poco collaboranti può essere valutata la sedazione o l'anestesia generale, e il calendario dei controlli è in genere più serrato.

Due raccomandazioni per le famiglie. Contrastare attivamente lo strofinamento degli occhi, molto frequente nei bambini e spesso legato ad allergie: è il principale fattore modificabile di peggioramento, e la componente allergica va trattata. E far controllare anche fratelli e sorelle, data la componente familiare della malattia.